Il Drappo del “Palio del Vecchio Mercato” di Gilda Scarcia
Commento critico di Roberto Conte

In primo piano una ruota accostata ad una figura umana, in secondo piano un arco in pietra, più in fondo il borgo di Mercato Vecchio e in lontananza le colline.
Quadro simbolico realizzato con tecnica grafica mista: china, acrilico, sanguigna e terre, in monocromia seppia cha sa di vissuto, di antico.
La ruota, dopo il fuoco, è tra le più importanti scoperte dell’uomo. Gli permette di spostare gli oggetti con meno fatica e più velocemente o creare macchine complicatissime. Ma la ruota non è solo l’inizio dell’evoluzione tecnologica dell’umanità, la ruota proprio per la sua forma è anche simbolo: la ruota gira come gira il mondo, la fortuna; ha rappresentato la luna (quando la ruota alle origini era piena) e il sole (nella sua evoluzione a raggiera); ecco quindi che assume il significato della creazione, del divenire, del viaggio ciclico dei pianeti e della natura, lo stesso che accompagna il viaggio dell’uomo verso mete sempre più ambite, verso traguardi sempre più difficili.
L’atleta è qui rappresentato a dorso nudo, con un corpo scultoreo dalla muscolatura possente, ma in uno stato contemplativo, riflessivo verso la competizione che sta per intraprendere, come a voler penetrare la fatica che lo attende o quale strategia gli sarebbe più congeniale per la prova che ha davanti.
Quasi di fronte a se vediamo l’arco; non è un arco di trionfo però, è una porta a forma di arco; è un passaggio o forse l’arrivo sotto il quale transitare non come vincitore – non necessariamente almeno – ma come concorrente, un fine dove arrivare, assieme ad altri emuli; uno stimolo per mettersi in gioco, perché nella vita l’importante è esserci, partecipare, tentare, non vincere.
Ed infine, con sullo sfondo le colline e le prealpi, ecco il borgo del “vecchio mercato” situato sulla rocca che sovrasta Montebelluna, dove fin dall’anno mille D.C. i mercanti, i contadini, gli artigiani accedevano per scambiare merci e prodotti trasportati su da carri trainati a mano. Il Mercato Vecchio, con la sua Piazza Colonna e la chiesa di San Biagio, è stata l’anima e lo spirito del mercato di Montebelluna; nel drappo lo vediamo situato più in basso dell’uomo in primo piano, viene osservato dall’alto: a significare che nonostante le complessità, la fatica e le avversità, l’intelligenza e la forza dell’uomo saranno in grado di domare anche la forza di gravità e raggiungere vette anche più alte di lui.